Società M.S. Reduci Garibaldini
"GIUSEPPE GARIBALDI"
ENTE MORALE R.D. 28 FEBBRAIO 1899

  I MONUMENTI DELLA STORIA GARIBALDINA COLLEGATI ALL'ISTITUTO

 

 

IL COMPENDIO GARIBALDINO DI CAPRERA

 

 Per Compendio Garibaldino si intende il complesso costituito dagli edifici costruiti dal Generale Giuseppe Garibaldi a Caprera, adibiti a Museo nel 1975, il cimitero di famiglia con la sua Tomba, e dai terreni ed altri edifici contigui. 

La Tomba fu dichiarata Monumento Nazionale con legge n° 6973 del 17.7.1890. Il Sepolcro in granito del Generale, è situato nel cimitero da lui stesso realizzato a pochi metri dalla Casa, dove aveva seppellito nel 1871 la figlia Rosa (di Anita), nel 1875 la figlia Anita (di Battistina Ravello), e dove sono stati sepolti nel 1900 il figlio Manlio (di F. Armosino), nel 1903 la figlia Teresita (di Anita), nel 1923 la terza moglie F. Armosino e nel 1959 l’ultima figlia, Clelia.

 

La Casa, “i terreni da lui coltivati e quelli annessi i fabbricati da lui costruiti nell’isola di Caprera” sono stati dichiarati Monumento Nazionale con la Legge 14 luglio 1907 n. 503.

 

Nei provvedimenti attuativi della legge, si legge: ”si impone al culto degli italiani la elevazione della casa di Garibaldi e del terreno dell’isola al quale l’Eroe aveva dedicato il suo lavoro personale” e ancora “la Giunta si augura che nella casa dove Garibaldi visse e mori, custodita con quella cura e quel decoro che è preciso dovere del Governo, abbiano sede degna i ricordi.”.

 

Nella legge, finanziata con i Decreti leg. vi n.428 e 428. del 14 marzo 1910 (Ministero del Tesoro di concerto con Ministero Difesa), tra l’altro si legge:

”….non può non disconoscersi la convenienza di assicurare allo Stato la libera proprietà di tutta l’isola di Caprera, affinché non solo sia meglio garantita la custodia dei beni dichiarati monumento nazionale, ma l’isola stessa sottratta interamente ad ogni sfruttamento economico, possa in tutto il suo insieme assumere il carattere di monumento storico consacrato alla memoria del Gen. G. Garibaldi...”.

 

 

Letto di morte di Garibaldi

 

  L’Eroe, concluse le infauste ma gloriose pagine della Repubblica Romana e dopo la tragedia della morte della sua sposa Anita, dopo varie vicissitudini, imbarcato sulla nave Tripoli, viene mandato in esilio dal governo piemontese. Francesco Millelire, comandante maddalenino della nave che lo trasporta insieme ad un altro maddalenino suo grande amico, Giovanni Battista Culiolo, detto Leggero, riesce a convincere le autorità a trasferire il Generale a La Maddalena, dove giunge il 25 settembre del 1849, in attesa che si decidesse quale fosse il luogo per l’esilio.

Garibaldi viene accolto con entusiasmo dalla popolazione con la quale instaura un rapporto di reciproca amicizia annoverando ulteriori amici, che nel futuro lo assisteranno con fedeltà, fra i quali Giacomo Fiorentino e Antonio Susini e le loro famiglie. Durante questo primo soggiorno gli abitanti di La Maddalena imparano ben presto a conoscere direttamente, al di là della sua fama, le doti dell’Eroe che ha l’opportunità in quel mese di sosta nell’Arcipelago, di visitare anche Caprera per andare a caccia e pesca.

 Il 24 ottobre del ‘49 riparte alla volta di Tangeri e, dopo alterne vicende, che lo portano fin negli Stati Uniti e poi, come comandante di una nave mercantile, naviga lungo le rotte dell’estremo oriente, dall’America del Sud alla Cina, dalle Filippine all’Australia.

Dopo cinque anni Garibaldi può tornare finalmente in Italia, soprattutto a Nizza. Successivamente, in seguito a frequenti viaggi in Sardegna, finisce per innamorarsi dei posti e, stimolato dal legame instaurato con tanti amici sardi, nel 1855 decide di stabilirsi a Caprera, l’isola dove ritrovare se stesso e condurre una vita unita alla natura.

Garibaldi riesce a comprare metà dell’isola grazie all’eredità pervenutagli dal fratello Felice, imprenditore oleario in Puglia, morto a 49 anni; l’altra parte gli perviene invece in dono da parte di una ricca vedova inglese, sua innamorata, Emma Roberts, che l’acquista dalla proprietaria vedova Collins.

Dapprima trova ricovero sotto una tenda, poi in una casupola di pastori che restaura. In seguito si fa trasportare da Nizza una piccola casa prefabbricata in legno. Tra il 1856 e il 1857, diventando numerosa la sua famiglia, comincia la costruzione della casa definitiva che nel 1861 diviene una vera e propria fattoria, con la costruzione della stalla, del fienile, dei magazzini, dell’abbeveratoio, del mulino a vento.

Conclusa, a causa del naufragio della sua imbarcazione (1857), una fase di attività commerciali con Nizza e Genova, ingrandisce la casa anche con l’aggiunta di un prefabbricato in legno e metallo, destinato agli ospiti o adibito a segreteria ed intraprende l’attività di agricoltore cui attenderà per quasi trent’anni,.

 Intanto si forma intorno a lui una aggregazione comunitaria di elementi locali ma anche di amici esterni che vengono a visitarlo, divenendo un punto di riferimento anche di personalità della politica italiane, europee ed extraeuropee, oltre che del movimento patriottico che a lui si ispira.

Anche dopo le successive vicende che lo vedono il protagonista principale del movimento risorgimentale egli ritorna, senza chiedere ricompense o riconoscimenti nella sua isola, vera base operativa delle sue gesta, dove si spegne serenamente.

 

Nella Casa di Garibaldi, percorrendo oggi le austere e semplici stanze e le attigue dipendenze, tra i diversi cimeli (armi, bandiere, utensili, libri, quadri, strumenti musicali) della sua vita quotidiana, i visitatori possono rivivere l’atmosfera dove visse il Generale e trascorse la sua operosa esistenza.

Il Museo è gestito dalla Soprintendenza per i B.A.P.P.A.S.E.. di Sassari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la quale anni fa l’Istituto ha convenuto un accordo di consulenza scientifica e storica a favore della valorizzazione museale. (link –www.compendiogaribaldino.it).