Società M.S. Reduci Garibaldini
"GIUSEPPE GARIBALDI"
ENTE MORALE R.D. 28 FEBBRAIO 1899

 

(Edizione regionale) Dai campi di guerra a quelli di patate La Nuova Sardegna 11 10 2017


LA MADDALENA Geniale e abile sul campo di battaglia come sui campi di Caprera. Giuseppe Garibaldi si dedicò con amore e sacrificio a realizzare la sua azienda agricola di Caprera. Decine di ettari che strappò al granito, alla macchia mediterranea e al maestrale per farne agrumeti, uliveti, vigne, distese di erbe medicinali. Aspetti poco conosciuti dell'eroe dei due mondi fino a qualche anno fa, ma che oggi, grazie all'impegno del pronipote del Generale a alla collaborazione con il Polo museale della Sardegna sono una realtà. Non c'è nulla da inventare nel raccontare Garibaldi agricoltore. È tutto nei quaderni che scrisse a Caprera. Ordinati appunti di agricoltura, allevamento, apicoltura. Il Generale aveva trasferito l'abitudine dei marinai di appuntare gli eventi nei diari di bordo, nelle attività legate alla sua azienda. Ordinato, metodico e pignolo, prendeva nota di ogni aspetto della sua attività di agricoltore e allevatore. Prima di passare all'azione però, studiava. Acquistò libri, opuscoli, inviò lettere e intrattenne rapporti epistolari con esperti. Nella casa bianca di Caprera oggi museo nazionale, c'erano 939 volumi e 1548 opuscoli. Garibaldi studiava e poi applicava le conoscenze acquisite. Come emerge dalle pagine del libro "I segreti di Garibaldi" pubblicato da poco grazie alla sinergia tra il Parco della Maddalena e l'Istituto internazionale di studi di Garibaldi. Da quelle pagine si apprende che rese più fertili i terreni di Caprera mescolando ossa tritate e conchiglie. Per allevare le api si fece mandare dall'Inghilterra un'arnia di vetro per raccogliere il miele senza creare danni e disturbo agli operosi animali. Teneva i conti di tutte le api che morivano, dati di cui chiedeva lumi al presidente della società italiana di apicoltura. Ci sono altri aspetti curiosi della vita bucolica di Garibaldi come il premio che ricevette nel 1873 per le patate coltivate a Caprera e presentate in una fiera. O come la sua attenzione quasi maniacale per la conservazione del letame, considerato l'elemento chiave per coltivare i terreni granitici di Caprera. Fece costruire una concimaia vicino alle stalle e ogni giorno seguiva le operazioni di raccolta e distribuzione. Dai prodotti della sua azienda Garibaldi viveva. E molti erano la base dei suoi piatti preferiti. Alcuni de quali e in collaborazione con Slow Food sono stati recentemente presentati al pubblico proprio al museo. Minestrone alla genovese, stoccafisso cucinato con battuto di cipolle, sedano, pinoli e uva passa e biscotti alla pompia. (di Serena Lullia)